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in ordine cronologico:

FATHER
Un film scritto e diretto da Pasquale Squitieri

Soggetto e sceneggiatura – Pasquale Squitieri
Regia – Pasquale Squitieri

Con:
FRANCO NERO, ANDREA FACHINETTI, , CAMILLA CAIATI, DANIEL BALDOCK

e con la partecipazione straordinaria di CLAUDIA CARDINALE

Direttore della fotografia, GIUSEPPE TINELLI

Scenografia e costumi, RITA BUCCHI

Aiuto regista, IDRIA NIOSI

Musiche, LUIGI CECCARELLI
Ufficio stampa, PAOLA COMIN

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scheda presentazione Cannes 2011

 

L'avvocato De Gregorio

(2003) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; fotografia: Giuseppe Tinelli; musica: Luigi Ceccarelli; montaggio: Gianluca Quartu; interpreti: Giorgio Albertazzi, Ciro Capano, Anna Tognetti, Gabriele Ferzetti, Peppe De Rosa, Massimo De Matteo; origine: Italia; produzione: Cosmopoli Corporation, Rai Cinemafiction; durata: 107’

«Ruolo maiuscolo per Giorgio Albertazzi diretto da Pasquale Squitieri, un regista che con le maiuscole va a nozze. L’avvocato De Gregorio è un relitto del Foro napoletano che risale la china battendosi ostinatamente per far luce su un oscuro incidente sul lavoro. Grandangoli, dettagli sgradevoli, tirate all’antica: Squitieri non si nega nulla. Ma l’impeto e l’urgenza di questa requisitoria populista testimoniano un disagio e una ribellione insoliti» (Ferzetti). «Un avvocato che rimarrà immortale: De Gregorio-Albertazzi» (Caroli, «Corriere della Sera»).


 

La Venexiana

(2001) Regia: Pasquale Squitieri



Li chiamarono briganti!


(1999) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; fotografia: Sergio Melaranci; musica: Luigi Ceccarelli; montaggio: P. Squitieri, Fiorenza Muller; interpreti: Enrico Lo Verso, Roberta Armani, Branko Tesanovic, Giorgio Albertazzi, Claudia Cardinale, Ennio Coltorti; origine: Italia; produzione: Vidi; durata: 129’

Dopo il 1861, s’inaspriscono le leggi verso la Chiesa e verso i contadini, che cominciano a ribellarsi. Un ex garibaldino crea da un gruppo di sbandati, un piccolo esercito capace di tenere testa a un generale di ferro, inviato per sedare le rivolte e che ha imposto una terribile quanto impietosa legge marziale. «Ennio Flaiano, con una delle sue definizioni folgoranti, chiamò “southerns” i film che nel dopoguerra venivano girati sull’argomento del brigantaggio [...]. A questa tradizione, che vanta registi quali Germi e Camerini, si riallaccia Pasquale Squitieri con un film interessante proprio perché fuori dal tempo» (Della Casa).

titolare di tutti i diritti di sfruttamento Massimiliano Maria Collalti:. per info e acquisto omnialexstudio@libero.it

scheda film


 

Stupor Mundi

mundi (2000)

Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: liberamente tratto dal poema Ager Sanguinis ; sceneggiatura: Pasquale Squitieri; direttore della fotografia: Sergio Melaranci; musiche: Riccardo Eberspacher; violoncello: Giovanna Famulari; registrazione musicale: M.U.T.O.; assistente al montaggio: Anita Cacciolati; scenografie e costumi: Ettore Guerrieri; operatore alla macchina: Carlo Passari; aiuto operatore: Maurizio Cremesini; truccatore: Raul Ranieri; parrucchiera: Luciana Costanzi; capo squadra macchinisti: Mauro Pezzotti; capo squadra elettricisti: Gabriele Marcello; gruppista: Riccardo Ricci; mixage: Claudio Chiossi; fotografi di scena: Angelo Frontoni, Alfredo Sangiorgi.

Interpreti e personaggi: Lorenzo Crespi ( Federico II ), Adalberto Maria Merli ( papa Innocenzo III ), Lioudmila Iassakova ( la strega ), Jonis Bascir ( al-Kamil ), Barbara Cardella ( la guida turistica ), Giordano Bruno Guerri ( Pier delle Vigne ), Claudia Cardinale ( Costanza d'Aragona ).

«Su iniziativa delle Fondazioni Federico II di Jesi e di Palermo il regista Pasquale Squitieri ha realizzato un lungometraggio sull'epica figura dell'Imperatore svevo dal titolo Stupor mundi , interpretato da un cast d'attori veramente di eccezione.

Chi si aspettava una pellicola classica, una biografia tradizionale la cui trama si dipana in una lenta sequenza di scene, rimane indubbiamente sorpreso. Stupor Mundi è un'opera che ha piacevolmente stupito e meravigliato soprattutto gli addetti ai lavori per l'originalità degli spunti, il coinvolgimento emotivo degli interpreti, l'innovativa impostazione del linguaggio cinematografico. Basti pensare che il film prende le mosse dall'attività di una guida che, illustrando i monumenti del centro storico di Palermo ad una comitiva di turisti all'interno di un pullman, giunge a descrivere il tempo fastoso del dominio svevo in generale e di Federico II in particolare. Significativa è la geniale invenzione del regista che fa vivere in ogni passeggero del pullman i personaggi storici presentati dalla guida. Così il giovane e prestante Lorenzo Crespi si trasforma in Federico II, la sensibile Claudia Cardinale incarna l'intensa Costanza nel duplice ruolo di madre e moglie, Giordano Bruno Guerri impersona l'ambiguo Pier delle Vigne, sul quale tanti miti vengono raccontati, il religioso Adalberto Maria Merli non può che immedesimarsi nella figura del pontefice. […]. La trama si ispira all'opera letteraria di Aurelio Pes Ager Sanguinis e ripercorre fedelmente la storia del personaggio storico a ritmo pacato, mantenendo un atteggiamento ora di freddo distacco, ora di accorata passione. Su tutta l'opera aleggia un leggero soffio di poesia che regala intense sensazioni e lascia allo spettatore l'enigmatico gioco di immedesimarsi nei protagonisti, di vivere in prima persona le loro stesse contraddizioni, le loro stesse avventure. Il film fa riflettere, anche perché tratta una materia notoriamente difficile da interpretare. Federico II è un personaggio controverso: solare, ma capace di insondabili oscurità; liberale, ma allo stesso tempo dispotico; onesto con se stesso, coerente, ma iperbolicamente eclettico, che ancora oggi si presenta sempre a metà strada fra la storia e il mito. E tutto ciò è sinteticamente condensato nel film di Squitieri, in tutti i passaggi salienti di una vita avventurosa: dall'incoronazione ancora giovane al rapporto conflittuale con i Papi; dalla vita sfarzosa di Corte al campo di battaglia […]» (Alberto Gentile, www.stupormundi.it/filmstupor.htm ).

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scheda film

Atto di dolore

(1991) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: P. Squitieri, Sergio Bianchi; sceneggiatura: P. Squitieri, S. Bianchi, Nanni Balestrini; fotografia: Romano Albani; musica: Gioacchino Rossini; montaggio: Fiorenza Muller; interpreti: Claudia Cardinale, Karl Zinny, Giulia Boschi, Bruno Cremer, Ferruccio De Ceresa, Memè Perlini; origine: Italia/Francia; produzione: Istituto Luce - Italnoleggio Cinematografico, Vidi, Rai - Radiotelevisione Italiana, Cinémax; durata: 106’

Elena è una vedova che conduce una vita dignitosa, dividendosi tra lavoro e figli. Un giorno però scopre che il figlio sedicenne è drogato. Per cercare di salvarlo, la donna si sottopone a ogni genere di sacrificio. «Con questo film l’autore torna alla sua più autentica vocazione drammatica, perfino liberata di quei turgori che avevano caratterizzato, in positivo, la parte più originale del suo cinema; al quale aggiunge ora il contributo probabilmente migliore dai tempi di Corleone; Squitieri stavolta pone i suoi toni aspri e il suo machete stilistico al servizio di una rappresentazione oggettiva e quasi diaristica ferocemente drammatica eppure misurata, senza eccessi, neppure nei paesaggi risolutivi, o in quelli necessariamente più gridati» (Trionfera). «Claudia Cardinale si impone con una maschera tragica in cui gli impeti si accompagnano allo strazio: con felicissima misura» (Rondi).

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Gli invisibili

(1988) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Nanni Balestrini (elaborato da P. Squitieri e Sergio Bianchi); sceneggiatura: N. Balestrini, Italo Moscati, P. Squitieri; fotografia: Giuseppe Tinelli; musica: Renato Serio; montaggio: Mauro Bonanni; interpreti: Alfredo Rotella, Giulia Fossà, Igor Zalewsky, Victor Cavallo, Lorenzo Piani, Paola Rinaldi; origine: Italia; produzione: Vidi Produzione; durata: 100’

Inizi anni ’80. Un giovane estremista di sinistra, che ha rifiutato la lotta armata, è arrestato ed è costretto a subire le pene e i tormenti del carcere speciale. Instaura un’amicizia con un “professore” e discute coi compagni di prigionia intorno alle scelte politiche intraprese. Ma una rivolta all’interno del carcere aggraverà la sua condizione di prigioniero politico. «Primo film italiano che ripercorra il destino dei giovani disarmati del Movimento del ’77, rimasti schiacciati fra terrorismo e repressione, rimossi dalla storia sociale italiana, cancellati dalla memoria sino all’invisibilità: è tratto da quel bellissimo romanzo omonimo di Nanni Balestrini [...] che, insieme con Vogliamo tutto dello stesso autore [...], rappresenta la sola testimonianza letteraria alta degli anni 1968-1980 così importanti e laceranti per l’Italia» (Tornabuoni).

 

Russicum - I giorni del diavolo


Un film di Pasquale Squitieri con Danny Aiello, F. Murray Abraham, Treat Williams, Rossano Brazzi, Lorenzo Piani, Luigi Montini, Fabio Traversa, Leopoldo Mastelloni, Franco Diogene, Nigel Court, Rita Rusic. Genere Drammatico produzione Italia, 1988 Durata 113 minuti circa.

Mentre l'eventuale viaggio del Papa nell'Unione Sovietica viene progettato a Roma nei minimi particolari da un gruppo di padri dell'istituto di Studi Orientali, il Russicum, agenti segreti delle grandi potenze, spinti da vari interessi, si adoperano attivamente, alcuni per favorire questo storico avvenimento e altri invece per impedirlo. Quando viene uccisa da un killer sconosciuto in piazza Navona una ragazza americana, Silvia, un giovane diplomatico del consolato, Mark Hendrix, è incaricato dal suo capo, George Sherman, di far luce su questo omicidio. Egli subito è invischiato in una pericolosa rete di misteri e delitti, nella quale stenta ad orientarsi. Scopre però ben presto che Silvia si fingeva suora, ma era in realtà un'agente della Cia, collegata in qualche modo al Russicum. Da qui iniziano le indagini di Mark e mentre procede nelle sue ricerche, si rende conto che al centro di questo misterioso groviglio di tracce sembrano esserci alcune persone importanti: padre Carafa, che dirige il gruppo dei gesuiti del Russicum; Marini, capo segreto del controspionaggio italiano; un giornalista; una ragazza greca, Alexandra, con la quale egli ha un legame amoroso; due giovani padri del Russicum, l'ucraino Isidoro, contrario al viaggio, perchè teme che un riavvicinamento fra il Vaticano e il Cremlino potrebbe essere dannoso alla causa della Chiesa Ucraina, e l'olandese Hanema, che invece è favorevole, perchè crede che sarà così realizzata la terza profezia di Fatima. Mentre Mark prosegue nelle indagini, vede morire intorno a sè molte persone, fra le quali il giornalista, Isidoro e Hanema, ed egli stesso si salva a stento da vari tentativi di assassinio provocati da Sherman, un traditore doppiogiochista. Successivamente scopre che Alexandra è una pericolosa spia sovietica che ha ucciso l'americana Silvia. Poi anche Sherman ed Alexandra saranno eliminati. Il bandolo del mistero si trova in un compact disk, che contiene sia gli accordi segreti fra Vaticano e Cremlino, sia l'itinerario del viaggio del Pontefice. Per salvare tale disco, padre Carafa lo tiene nascosto in una pisside sull'altare della cappella, e, durante un'ultima sparatoria egli, per difenderlo, rischia la vita e rimane ferito. Superati tutti gli ostacoli, il Papa inizierà il viaggio e padre Carafa farà parte della spedizione, per la quale ha combattuto come un soldato.

Il Colore dell'Odio


Un film di Pasquale Squitieri con Victor Cavallo, Carolina Rosi, Salvatore Marino, Enrico Lo Verso. Genere Drammatico produzione Italia, 1989 Durata 90 minuti circa.


Claretta

(1984) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: P. Squitieri; sceneggiatura: P. Squitieri, Arrigo Petacco; fotografia: Eugenio Bentivoglio; musica: Gerard Schurmann; montaggio: Mauro Bonanni; interpreti: Claudia Cardinale, Caterina Boratto, Catherine Spaak, Giuliano Gemma, Philippe Lemaire, Nancy Brilli; origine: Italia; produzione: Trans World Film, RAI - Radiotelevisione Italiana; durata: 127’

Una giornalista intende ricostruire la relazione tra Claretta Petacci e Mussolini fino alla loro uccisione. Per farlo intervista la sorella di Claretta, Miriam. In concorso alla Mostra di Venezia, il film scatena una tempesta di polemiche. Squitieri ricorda:

«Le polemiche furono scatenate dal poeta sovietico Evtushenko che, completamente ubriaco, in piena notte, nella hall dell’Excelsior si mise a sbraitare accusando il film di fascismo. A lui si unirono Gunther Grass e Rafael Alberti dimenticando sia d’essere membri della giuria, che non aveva ancora espresso alcun verdetto, sia di non poter esprimere giudizi politici, ma solo artistici. La stampa ci sguazzò per quasi un anno. Io fui definito “il vincitore immorale” della Mostra da Cosulich che, membro della commissione, aveva selezionato il film tra quelli in concorso. Giorgio Bocca accusò di fascismo i tre giurati. Kezich mi aggredì dichiarando che Grass era un «vecchio militante dell’antifascismo» (si scoprirà in seguito che aveva militato da volontario nelle Waffen SS). Aristarco, a sorpresa, accusò i giurati di «non saper leggere un film». Su tutti si erse Alberto Moravia su «L’Espresso»: «L’artista, fascista o antifascista, ha il diritto (e il dovere) di fare quello che più gli piace. Fare ciò che piace, almeno in arte, è garanzia di serietà”».


 

Corleone


(1978) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: liberamente ispirato a I complici: gli anni dell’antimafia di Orazio Barrese; sceneggiatura: O. Barrese, Massimo De Rita, Arduino Mauri, P. Squitieri; fotografia: Eugenio Bentivoglio; musica: Ennio Morricone; montaggio: Mauro Bonanni; interpreti: Giuliano Gemma, Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores, Francisco Rabal, Orazio Orlando, Michele Placido; origine: Italia; produzione: Capital Film; durata: 120’

«Il film è una sorta di dossier sulla mafia che, nel giro di 20 anni, da siciliana diviene nazionale e internazionale, dall’ambiguo protezionismo sui contadini passa agli affari immobiliari, al traffico della droga, allo strapotere propiziato dalle corruzioni negli ambienti politici e finanziari, aggiungendo alla tradizionale criminalità i sequestri con forti ricatti e l’illegale espatrio di capitali. [...] Come il male mafioso sembra prosperare nonostante il ripetersi delle sue denunce da parte dei “mass media”, così pare opportuno che il cinema insista nell’offrire alla coscienza del pubblico documenti su una piaga così grave e, per il momento, così coriacea. Camminando su di una strada nota, tenendo d’occhio i film propri e quelli di altri sulla medesima materia, il regista dimostra di trovarsi a proprio agio e propone un dramma di ampio respiro, ben registrato e giustamente terrificante»



Il prefetto di ferro


(1977) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: dal libro omonimo di Arrigo Petacco; trattamento: Ugo Pirro, A. Petacco; sceneggiatura: A. Petacco, P. Squitieri; fotografia: Silvano Ippoliti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Giuliano Gemma, Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores, Massimo Mollica, Rossella Rusconi, Rik Battaglia; origine: Italia; produzione: Rizzoli Film; durata: 117’

«Nel 1925 il prefetto Cesare Mori è trasferito da Bologna a Palermo dove, grazie a poteri speciali, combatte il brigantaggio, braccio violento della mafia, con metodi spietati di antiguerriglia, ma non appena alza la mira verso i pezzi grossi viene nominato senatore. Promosso e rimosso. Caso raro di film italiano ad alto costo con eroe positivo, dai connotati (coraggio, energia, efficienza, integrità) tipici del cinema americano d’azione. È, infatti, un western siciliano più che un’indagine storica sulla mafia, vicino a Sergio Leone più che a Francesco Rosi. Le musiche di Morricone rafforzano l’effetto. Pur doppiato (da Giuseppe Rinaldi), Gemma dà il suo diploma d’attore. Dall’omonimo romanzo di Arrigio Petacco [...], è probabilmente il miglior film di Squitieri, sicuramente il più riuscito» (Morandini).

 

 

L'arma


(1977) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; fotografia: Giulio Albonico; musica: Tullio De Piscopo; interpreti: Stefano Satta Flores, Claudia Cardinale, Benedetta Fantoli, Clara Colosimo, Dario Ghirardi, Pino Morabito; origine: Italia; produzione: Maratea Film; durata: 94’

L’ingegnere Luigi non conduce una vita felice: accetta con rassegnazione i tradimenti della moglie e ha problemi di comunicazione con la figlia. Inoltre è costretto a muoversi in una società sempre più violenta e claustrofobica. Un giorno assiste all’assassinio di un giovane delinquente disarmato da parte di un poliziotto. Da quel momento la sua vita non sarà più lo stessa.

L'Ambizioso

(1974) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; collaborazione al soggetto: Carlo Rivolta; fotografia: Eugenio Bentivoglio; musica: Franco Campanino; montaggio: Mauro Bonanni; interpreti: Joe Dallessandro, Stefania Casini, Raymond Pellegrin, Benito Artesi, Mario De Luca, Ferdinando Murolo; origine: Italia; produzione: Laser Film; origine: Italia; durata: 110’

Insoddisfatto delle sue mansioni di semplice contrabbandiere e dopo essersi messo in contrasto con il camorrista Don Enrico, il giovane Aldo fugge da Napoli con destinazione Roma. Viene soccorso da una giovane commessa, Luciana, che s’innamora presto di lui. A poco a poco, Aldo riesce a costruire e a organizzare una sua propria banda e, quando si sente abbastanza forte da tener testa a Don Enrico, torna a Napoli.

 



I guappi


(1973) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto: Ugo Pirro, P. Squitieri, Michele Prisco; sceneggiatura: U. Pirro, P. Squitieri; fotografia: Eugenio Bentivoglio; musica: Gigi e Franco Campanino; montaggio: Mario Morra; interpreti: Claudia Cardinale, Franco Nero, Fabio Testi, Lina Polito, Raymond Pellegrin, Rita Forzano; origine: Italia; produzione: Documento Film; durata: 130’

«Nicola, trovatello nella Napoli dell’ultimo Ottocento, diventa primo picciotto onorato e poi avvocato, grazie all’aiuto di un potente camorrista. Ma non sta alle regole dell’onorata società. Lo eliminano. Melodramma incandescente: amore e morte, miseria e nobiltà, buoni e cattivi, spettacolo e denuncia civile.

Sulla sceneggiatura di U. Pirro e M. Prisco, P. Squitieri governa la materia con piglio robusto e molto colore» (Morandini).
«Ancora una volta la sorpresa viene dal cinema italiano. Un giovane regista, Squitieri, calca le orme di Visconti» (De Baroncelli, «Le Monde»).
«Il miglior film politico italiano degli ultimi anni» (Welton, «New York Times»).
«Un melodramma all’altezza di Visconti» (Ciment, «Positif»).


Camorra

 

(1972) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; fotografia: Giulio Albonico; musica: Manuel De Sica; montaggio: Daniele Alabiso; interpreti: Fabio Testi, Jean Seberg, Raymond Pellegrin, Lilla Brignone, Charles Vanel, Germana Carnacina; origine: Italia/Francia; produzione: Mondial Te.Fi - Televisione Film, Europa Film, Parafrance; durata: 114’

Scalata al potere da parte di Tonino, un giovane figlio di proletari napoletani, fidanzato con un’operaia, che ha la fortuna di essere benvoluto da un camorrista. Quando Tonino decide di entrare nell’organizzazione malavitosa, il suo unico scopo è raggiungere il potere, incurante di tutto, sentimenti compresi. Per Roberto Chiti: «Camorra ha una sua vigorosa, seppur rudimentale, presa spettacolare. [...] La descrizione dell’ambiente e della malavita partenopea è stata resa dal regista con magistrale e centrata efficacia».


Viaggia Ragazza, Viaggia, Hai la Musica

nelle Vene


La vendetta è un piatto che si serve freddo


Un film di Pasquale Squitieri con Klaus Kinski, Leonard Mann, Ivan Rassimov, Enzo Fiermonte, Stefano Oppedisano, Salvatore Billa, Steffen Zacharias, Giorgio Dolfin. Genere Western produzione Italia, 1971 Durata 98 minuti circa.

Un pistolero crede che la sua famiglia sia stata sterminata dagli indiani e cerca vendetta, ma poi scopre che, in realtà, i cattivi sono dei bianchi e si allea con gli indiani per farli fuori…” ( Nocturno ). Il tutto, nelle mani di Squitieri allora comunista e impegnato […], acquista un sapore di presa di coscienza della lotta di classe e dei mali del capitalismo. In pratica il ricco cattivo tratta gli indiani e i contadini bianchi allo stesso modo per togliere loro le terre. Si serve pure della stampa per raggiungere il suo scopo. Quando l'eroe si sarà reso conto di essere stato ingannato, “riscoprirà alla fine una solidarietà di classe tra indiani e contadini che avranno come nemico comune il Capitalismo” (Jean-Marie Sabatier). A questo aggiungiamo che l'eroe, cioè Leonard Mann, si ritrova a salvare una ragazza indiana da un gruppo di ubriachi per poi scoprire che il padrone del locale, cioè il cattivo Russimov, la vuole tutta per sé. Pasquale Squitieri ha raccontato a Stracult di un Kinski pazzo che menava davvero tutti in una scena e nessuno voleva girare con lui. “Si dimostrò feroce come una belva. C'era una scena molto banale. Io stavo all'esterno con la macchina da presa e lui dentro un interno. Alcuni aggressori dovevano entrare dentro, prenderlo e portarlo fuori perché lo dovevano impiccare. Ma queste comparse uscivano tumefatte, col naso spaccato. Dissi a Kinski di non reagire così. Lui disse: “No, realism , realism !”. Alla fine entra lo stesso regista, come si vede nel film montato, con una mazza da baseball. “Appena vide che ero deciso a spaccargli la testa, in maniera realistica, uscì subito…”. […]» (Marco Giusti, Dizionario del western all'italiana , Mondadori, Milano, 2007, p. 574).


Django sfida Sartana


1970 Regia: William Redford [Pasquale Squitieri]; soggetto e sceneggiatura: William Redford; direttore della fotografia: Eugenio Bentivoglio; musiche: Piero Umiliani (edizioni musicali: C.A.M.); montaggio (non accreditato): William Redford; arredamento: Riccardo Domenici; segretaria di edizione: Laura Curreli; operatore di macchina: Daniele Pettinari; assistente operatore: Renato Ranieri; effetti speciali: Gino Vagniluca; fonico: Francesco Di Liberto; truccatore: Aldo Chiavaroli; fotografo di scena: Gianni Caramanico.

Interpreti e personaggi: George [Giorgio] Ardisson ( Sartana ), Tony Kendall [Luciano Stella] ( Django ), José Torres ( il muto ), Bernard Faber ( Singer ), Adler Gray, Salvatore Billa, Fulvio Mingozzi, Augusto Pesarini, Mirella Pompili (CSC), Claudio Trionfi (CSC), Teodoro Corrà ( Corvo ), John Alvar ( Steve ); non accreditato: Pasquale Squitieri ( pistolero ).

Django vuole uccidere Sartana perché lo ritiene responsabile della morte di suo fratello Steve e di un furto alla banca. Glielo ha detto proprio il direttore della banca, Singer. Così rintraccia Sartana e i due stanno per scontrarsi, quando si viene a sapere che il cattivo non è Sartana, ma proprio il banchiere. A questo punto si mettono insieme e iniziano a sparare. Uno dei primi morti è proprio Squitieri che fa un cameo come killer vestito di nero.

 

 

Io e Dio

(1969) Regia: Pasquale Squitieri; soggetto e sceneggiatura: P. Squitieri; fotografia: Eugenio Bentivoglio; musica: Manuel De Sica; montaggio: Manlio Vianelli; interpreti: José Torres, Salvatore Billa, Sandra Palladino, Salvatore Puntillo, Anna Orso, Bernard Faber; origine: Italia; produzione: Vulgo Cinematografica, P.A.C.; durata: 81’

Don Paolo è un parroco di un villaggio montano del sud e viene accusato ingiustamente dal padre di avergli sedotto la figlia Anna. Il prete riesce a sottrarre Anna dai falsi esorcismi di una fattucchiera, portandola in salvo in montagna, inseguito dai paesani accecati dalla rabbia. «Solitamente datato 1970 e collocato, in molte filmografie, dopo Django sfida Sartana (che in effetti al P.R.C. risulta iscritto qualche tempo prima), in realtà è il film d’esordio di Squitieri» (Poppi-Pecorari)

 

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